STEPHEN CHBOSKY, Noi siamo infinito

Fra un tema su Kerouac e uno sul “Giovane Holden”, tra una citazione da “L’attimo fuggente” e una canzone degli Smiths, scorrono i giorni di un adolescente per niente ordinario. L’ingresso nelle scuole superiori lo lancia in un vortice di prime volte: la prima festa, la prima rissa, il primo amore – per la bellissima ragazza con gli occhi verdi che quando lo guarda fa tremare il mondo. Il primo bacio, e lei gli dice: per te sono troppo grande, però possiamo essere amici. Per compensare, Charlie trova una che non gli piace e parla troppo: a sedici anni fa il primo sesso, e non sa neanche perché. Allora lui, più portato alla riflessione che all’azione, affida emozioni, trasgressioni e turbamenti a una lunga serie di lettere indirizzate a un amico, al quale racconta ciò che vive, che sente, che ha intorno. Dotato di un’innata gentilezza d’animo e di un dono speciale per la poesia, il ragazzo è il confidente perfetto di tutti, quello che non dimentica mai un compleanno, quello che non tradisce mai e poi mai un segreto. Peccato che quello più grande, fosco e lontano, sia nascosto proprio dentro di lui.

 

25 agosto, 1991

Caro amico, ho deciso di scriverti perché le ho sentito dire che sei uno che ascolta e che capisce, e perché non hai cercato di portarti a letto quella persona, alla festa, anche se avresti potuto. Ti prego, non cercare di scoprire chi è lei perché poi arriveresti a me, e io non voglio. Userò dei nomi diversi o generici, per non farti capire chi sono. E per questo motivo che non ho incluso un indirizzo a cui rispondere. Le mie intenzioni non sono cattive. Sul serio.

Ho soltanto bisogno di sapere che là fuori c’è qualcuno che ascolta e che capisce, e non cerca di portarsi a letto le persone, anche se potrebbe. Ho bisogno di sapere che esiste gente cosi.

E credo che tu, più di tutti gli altri, riuscirai a comprendere. Perché sei vivo e apprezzi la vita. Almeno, lo spero, perché le persone fanno affidamento sulla tua forza e sulla tua amicizia, Tutto qui. Almeno, è quello che ho sentito.

OK, questa è la mia vita. E desidero che tu sappia che sono felice e triste al tempo stesso, e che sto ancora cercando di capire come ciò sia possibile.

Ho provato a pensare che dipenda dalla mia famiglia, soprattutto da quando, un bel giorno, la scorsa primavera, il mio amico Michael ha smesso di venire a scuola, e noi abbiamo sentito la voce del signor Vaughn all’altoparlante,

«Ragazzi, ragazze, purtroppo devo informarvi che un vostro compagno è venuto a mancare. Durante l’assemblea di venerdì, ci sarà una cerimonia commemorativa in ricordo di Michael Dobson.»

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