SAMANTHA TOWLE, The bad boy

Tru Bennett aveva solo quattordici anni quando il suo migliore amico e primo amore, Jake Wethers, si trasferì dall’Inghilterra negli Stati Uniti lasciandola con il cuore spezzato. Dodici anni dopo, Jake è diventato la più grande rock star del mondo, leader dei Mighty Storm e fantasia proibita di ogni donna. Di ogni donna tranne Tru. Giornalista musicale di successo, Tru ha imparato a unire l’utile al dilettevole. Ma quando le viene assegnato l’incarico di intervistare in esclusiva Jake prima che parta il nuovo tour mondiale, si ripromette di mantenere l’incontro su un piano strettamente professionale. Purtroppo nessun proponimento può metterla al riparo dalle scintille che scoccano nel momento in cui i loro occhi si incontrano di nuovo. Ora Jake vuole che Tru si unisca alla band per il tour, offrendole un dietro le quinte esclusivo per cui qualsiasi altro giornalista pagherebbe oro. C’è solo un piccolo problema: il fidanzato di Tru, Will. Può sopportare che la sua donna rischi di finire tra le braccia di quell’incallito playboy? O sarà lei a rischiare tutto e dare una seconda possibilità a colui che già in passato ha infranto tutte le sue speranze?

CAPITOLO 1

Rispondo al telefono mentre sono seduta alla scrivania a bere il primo sorso di caffè della giornata.

«Trudy Bennett».

«Tru, sono Vicky… Porta subito il tuo bel sederino nel mio ufficio. Dobbiamo parlare».

«Okay, dammi cinque minuti». Riattacco.

Vicky è il mio capo e la proprietaria della rivista per cui lavoro, «Etiquette».

Sono una giornalista musicale. «Etiquette» è… be’, una rivista di moda.

Quindi in pratica sono una giornalista musicale che lavora per una rivista di moda.

È il primo e unico lavoro che ho trovato dopo la laurea. Mi sono laureata in giornalismo musicale.

I due amori della mia vita sono e sempre saranno la musica e la scrittura, in questo preciso ordine, quindi non ho mai avuto dubbi sui corsi universitari da frequentare dopo la fine delle superiori.

Questo lavoro doveva essere un tappabuchi finché non avessi trovato un posto da giornalista, magari al «NME» o al «Rolling Stone», invece sei anni dopo sono ancora qui.

Il mio compito all’«Etiquette» consiste nello scrivere recensioni su album appena lanciati, parlare di band e cantanti famosi e condurre interviste bizzarre. Insomma, questo tipo di cose.

Me la cavo bene con le parole e con la musica vado anche meglio. Sono cresciuta con la musica, perché mio padre è un musicista. Mi ci ha nutrito dal giorno in cui sono nata.

Lavorare per una rivista di moda non è il mio sogno, ma Vicky mi piace molto. Siamo diventate ottime amiche. Quando ho imziato, scrivevo solo una rubrica, poi lei ha voluto tenermi, e grazie alla sua stima e al mio assillo costante ha lasciato che trasformassi la mia rubrica in una pagina intera.

Quella sì che è stata una giornata felice.

Va avanti da un anno ed è stata ben accolta dai lettori.

L’unico lato negativo del mio lavoro è che devo seguire le tendenze dominanti, perché sono quelle che piacciono alle lettrici di «Etiquette».

La musica da femmine non mi piace molto, be’, eccetto Adele, la adoro, ma io sono più un tipo rock, da musica indipendente. E nei miei articoli vorrei parlare solo di band rock, meta13 indie, o nuove di zecca: quelle che nessuno conosce e che scovo nei club. Band che meritano un’occasione per sfondare.

Per fortuna ultimamente per entrare nella Top 40 le rock band più famose si sono adeguate alle tendenze più popolari rispetto ai primi album, e ora chi legge «Etiquette» le ascolta, quindi ho l’opportunità di parlarne. Ma è comunque roba convenzionale, e vorrei uscire dal sentiero battuto.

Per ora sono rassegnata a scrivere di musica facile.

Ma non si sa mai, magari un giorno…

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“Okay, dato che sono in modalità intervista, vorrei sapere: se tu, Jake Wethers, dovessi scegliere una canzone per descrivere te stesso, quale sarebbe? Non può essere una delle tue”.
Hurt“, risponde senza esitare.
“Perché?”.
Lascia andare un sospiro. “Alcuni dicono che Reznor stesse scrivendo una nota suicida. Altri pensano che la canzone parlasse della ricerca di una ragione per vivere. Io penso che si tratti di entrambe le cose…dipende solo da che lato la consideri”.
“E tu da che lato la consideri?”.
Mi guarda per un lungo momento. Il cuore mi batte forte nel petto.
“Adesso? Una ragione per vivere”.

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