Pena di morte: sì o no? Cesare Beccaria docet

(a cura di Lo Russo Luciana, 4^At)

“Maledetto, farai una fine peggiore della mia!” (Galeazzo Ciano)

Qual può essere il diritto, che si attribuiscono gli uomini, di trucidare i loro simili? 

Chi è mai colui che abbia voluto lasciare ad altri uomini l’arbitrio di ucciderlo?

Nel breve saggio “Dei delitti e delle pene” (1764), Cesare Beccaria si interroga sul perché un essere umano debba uccidere un suo simile, ma soprattutto egli si interroga sul perché debba esistere la pena di morte.

La pena di morte è veramente necessaria e giusta in uno Stato ben governato?

Questa è la domanda sulla quale Cesare Beccaria vuol farci riflettere. Interrogandosi, egli giunge a sostenere che la morte di un cittadino può essere utile soltanto quando quest’ultimo, pur essendo privo di libertà, abbia tanto potere da costituire un pericolo per lo Stato, oppure quando la sua morte possa fungere da esempio e quindi frenare colui che intenda compiere lo stesso delitto. Inoltre, lo stesso autore suggerisce pene detentive più lunghe, ma più moderate. Egli infatti è convinto che una soluzione come la pena di morte non abbia troppo impatto sulla sensibilità umana ed è per questo che secondo C. Beccaria bisognerebbe attuare una politica non solo di tolleranza ma anche di informazione.  Aiutare a ragionare colui che ha commesso un reato!

La pena di morte porta solo altra morte, mentre solo con il dialogo e l’informazione si può sopprimere la violenza e i reati contro il prossimo; questo è ciò che afferma C. Beccaria.

Non è l’intensione della pena che fa il maggior effetto sull’animo umano, ma l’estensione di essa. […] Non è il terribile ma passeggero spettacolo della morte di uno scellerato, ma il lungo e stentato esempio di un uomo privo di libertà, che, divenuto bestia di servigio, ricompensa colle sue fatiche quella società che ha offesa, che è il freno più forte contro i delitti. Quell’efficace […] ritorno sopra di noi medesimi: “io stesso sarò ridotto a così lunga e misera condizione se commetterò simili misfatti”, è assai più possente che non l’idea della morte. […] La pena di morte fa un’impressione, […] le passioni violenti sorprendono gli uomini, ma non per lungo tempo, […] ma in un libero e tranquillo governo le impressioni debbono essere più frequenti che forti. […] Perché una pena sia giusta non deve avere che quei soli gradi d’intensione che bastano a rimuovere gli uomini dai delitti; ora non vi è alcuno che, riflettendovi, sceglier possa la totale e perpetua perdita della propria libertà per quanto avvantaggioso possa essere un delitto: dunque l’intensione della pena di schiavitù perpetua sostituita alla pena di morte ha ciò che basta per rimuovere qualunque animo determinato.

In alcuni Paesi del mondo, ancora oggi, si ritiene che sia giusto punire chi si macchia di alcune colpe gravissime con la morte. L’intero mondo, a proposito di quest’argomento, si dirama in due pensieri contrapposti fra di loro.

C’è chi pensa che la morte sia l’unico modo per fare giustizia, infatti alcuni ritengono che i criminali se non vengono uccisi potranno continuare a sbagliare e a ripetere i loro errori in futuro. La famosa “legge del Taglione”, principio espresso anche con la locuzione “occhio per occhio, dente per dente” è un principio di diritto consistente nella possibilità riconosciuta a una persona che avesse ricevuto intenzionalmente un danno causato da un’altra persona, di infliggere a quest’ultima un danno, anche uguale all’offesa ricevuta.

C’è invece chi pensa esattamente l’opposto; ovvero che la pena di morte sia sbagliata. L’uomo è un essere umano capace di commettere degli sbagli che si possono perdonare offrendo quindi un’altra possibilità, perché non c’è cosa più sbagliata che punire un delitto con un altro delitto, porterebbe solo sangue e dolore.

Negli ultimi decenni molti Stati l’hanno abolita.  Amnesty International distingue quattro categorie di Stati:

  • in 38 Stati al mondo la pena di morte è ancora prevista dal codice penale ed utilizzata;
  • 49 Stati mantengono la pena di morte anche per reati comuni ma di fatto non ne hanno fatto uso per almeno 10 anni;
  • in 7 Stati è in vigore ma solo limitatamente a reati commessi in situazioni eccezionali, ad esempio in tempo di guerra;
  • 101 Stati l’hanno abolita completamente.

Fra i 38 Stati ricordiamo: l’ Africa con Libia, Etiopia, Egitto, Nigeria ecc.; l’ America del nord con gli Stati Uniti; l’ Asia con Afghanistan, Arabia esaudita, Cina, India, Iran, Giappone, Siria ecc.; ed infine l’ Europa con la Bielorussia.

Sposterei ora l’ attenzione su due grandi personaggi che hanno segnato la storia; quella stessa storia che a volte si dimentica di loro: Ferdinando Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti. Sono stati due anarchici italiani. Pugliese il primo e piemontese il secondo, emigrarono negli Stati Uniti nel 1908. Vissero e lavorarono nel Massachusetts facendo i mestieri più disparati come consuetudine in quegli anni per gli immigrati, Sacco calzolaio e Vanzetti pescivendolo.

Nell’aprile del 1920 in un clima influenzato da pregiudizi e da ostilità verso gli stranieri, furono accusati di essere gli autori di una rapina ad una fabbrica di calzature in cui rimasero vittime un cassiere e una guardia armata.  I due vennero arrestati, processati e giustiziati sulla sedia elettrica negli Stati Uniti , con l’accusa di omicidio. Era il 23 agosto del 1927 quando morirono.

Sulla loro colpevolezza vi furono molti dubbi già all’epoca del loro processo.

A cinquant’anni esatti dalla loro morte, il 23 agosto 1977 Michael Dukakis, governatore dello Stato del Massachusetts, riconobbe ufficialmente gli errori commessi nel processo e riabilitò completamente la memoria di Sacco e Vanzetti.

Ovviamente non sono stati gli unici uomini a morire non solo a causa dei pregiudizi della gente, ma soprattutto perché era in vigore la pena di morte.

Concludo con un mio pensiero, anche se so che servirà a poco, perché una cosa è certa, non posso cambiare il mondo, ma posso provarci!

Istintivamente sarei a favore della famosa “legge del Taglione”, solo perché penso che sia giusto punire chi commette gravi crimini e non si pente; ma è vero anche che colui che si macchierà le mani per punire diventerebbe lui stesso un criminale e violerebbe il sacro diritto di tutti alla vita.

Tuttavia, documentandomi in maniera più approfondita, razionalmente propendo a favore di una politica di maggiore informazione, di recupero e di rieducazione, perché certi crimini non siano più commessi.

Siamo nel XXI secolo. Solo una cosa in Italia è cambiata: non c’è più la pena di morte. Abolizione nel 1948.

Ma la cosa che mi fa più rabbia è sentire notizie di criminali che si macchiano di colpe gravissime e poi vengono condannati solo a pochi anni di carcere! Che profonda ingiustizia per le vittime!

La pena di morte non è la soluzione, va bene, ma bisognerebbe cambiare qualcosa, migliorare il sistema giudiziario e fare in modo che il criminale “paghi realmente” per il reato commesso!

Risultati immagini per dei delitti e delle pene beccaria

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...