Le nostre scelte

JOJO MOYES, Io prima di te

(a cura di Antonella Perna, 2^ A/Tur)

(A ventisei anni Louisa Clark sa tante cose. Quello che invece ignora è che sta per perdere il lavoro e che per la prima volta, tutte le sue certezze saranno messe in dicussione. A trentacinque anni Will Trainor sa che il terribile incidente di cui è rimasto vittima e che l’ha inchiodato su una sedia a rotelle gli ha tolto la voglia di vivere. Quello che invece ignora è che Lou sta per irrompere prepotentemente nella sua vita portando con sé un’esplosione di giovinezza, stravaganza e abiti variopinti. Nessuno dei due, comunque, sa che la propria vita sta per cambiare per sempre.)

L’ultima sera mi concessi una sbronza. […] Era la prima volta che vedevo Will stare veramente bene e che sentivo di potermi lasciare andare. […]

<<Oh, salve, Carmen Miranda>> disse Will quando li raggiunsi al bar. <<Sei veramente affascinante.>> […]

<<Grazie>> dissi. <<Anche tu non sei niente male.>>

C’era una discoteca nell’edificio principale, così poco prima delle dieci – quando Nathan se ne andò con Karen – noi scendemmo in spiaggia con la musica nelle orecchie e la piacevole euforia dovuta a tre cocktail che addolciva i miei movimenti.

Oh, era talmente bello laggiù. La notte era tiepida e la sua brezza portava il profumo di grigliate lontane e dell’olio caldo sulla pelle, e un leggero odore di salsedine. Io e Will ci fermammo vicino al nostro albero preferito. Qualcuno aveva acceso un fuoco sulla spiaggia, forse per cucinare, e non era rimasto altro che un mucchio di braci ardenti.

<<Non voglio tornare a casa>> dissi nell’oscurità.

<<È difficile andare via da qui>>

<<Pensavo che non esistessero posti simili se non nei film>> dissi voltandomi per guardarlo negli occhi. <<Mi chiedo se mi hai detto la verità riguardo a tutto il resto.>>

Sorrideva. Il suo volto appariva rilassato e felice, gli occhi si increspavano mentre mi guardava. Anch’io lo guardavo, e per la prima volta non provavo quella leggera paura che mi rodeva le viscere.

<<Sei felice di essere venuto, vero?>> chiesi timidamente.

Lui annuì. <<Oh, si>>

<<Ah!>> Lanciai i pugni in aria.

E poi, quando qualcuno alzò il volume della musica al bar, mi tolsi le scarpe con un calcio e iniziai a ballare. […] Ma là, nel buio nero come l’inchiostro, mezzo stordita per il sonno arretrato, con il falò e il mare infinito e il cielo sconfinato, la musica in sottofondo e Will che sorrideva e il mio cuore gonfio di qualcosa che non sapevo identificare, avevo semplicemente bisogno di ballare. […]

Sentivo gli occhi di Will su di me, e sapevo che lui sapeva che questa era l’unica risposta possibile agli ultimi dieci giorni. Maledizione, agli ultimi sei mesi.

La canzone finì e io caddi pesantemente, senza fiato, ai piedi di Will.

<<Tu…>> disse.

<<Che cosa?>> il mio sorriso era malizioso. Mi sentivo sciolta, elettrizzata, a malapena in grado di controllarmi.

Lui scosse il capo.

Mi alzai lentamente, a piedi nudi, mi avvicinai alla sua sedia e poi gli scivolai in grembo, il mio viso a pochi centimetri dal suo. Dopo la sera precedente, non sembrava poi un gesto così azzardato.

<<Tu…>> I suoi occhi azzurri scintillavano al bagliore del fuoco, incatenati ai miei. Aveva il profumo del sole, del falò e di qualcosa di aspro e agrumato.

Sentii qualcosa sciogliersi dentro di me.

<<Tu…sei un’altra persona Clark.>>

Feci l’unica cosa a cui riuscii a pensare. Mi chinai e posai le labbra sulle sue. Lui esitò, solo un momento, poi mi baciò. E soltanto per un attimo dimenticai tutto: le mille ragioni per cui non avrei dovuto, le mie paure, il motivo per cui eravamo là. Lo baciai, perdendomi nel profumo della sua pelle, sentendo i suoi capelli soffici sotto le dita, e quando lui ricambiò il bacio tutto svanì, ed eravamo soltanto io e Will, su un’isola in mezzo al nulla, sotto mille stelle palpitanti.

E poi lui si ritrasse. <<Mi…mi dispiace. No…>>

I miei occhi si aprirono. Gli accarezzai il volto seguendo il suo bel profilo. Sentii un velo di salsedine sotto la punta delle dita. <<Will…>> iniziai. <<Puoi. Tu…>>

<<No.>> Quella parola aveva in sé qualcosa di metallico. <<Non posso.>>

<<Non capisco.>>

<<Non voglio affrontare tutto questo.>>

<<Ehm…Penso che ti toccherà affrontarlo.>>

<<Non posso farlo perché non posso…>> deglutì. <<Non posso essere l’uomo che voglio essere con te. E ciò significa che…>> mi guardò dritto in faccia <<…che questo è soltanto…l’ennesimo promemoria per ricordarmi quello che non sono.>>

Non smettevo di fissare il suo viso. Piegai la testa in modo che la mia fronte toccasse la sua, che i nostri respiri si mescolassero, e dissi piano, perché lui soltanto potesse sentirmi: <<Non mi importa quello che…quello che pensi di poter o non poter fare. Non è bianco o nero. Davvero…Ho parlato con altre persone nella tua stessa situazione e…e ci sono cose che si possono fare. Che possono rendere felici entrambi…>> […] <<Will Traynor>> dissi dolcemente. <<Le cose stanno così. Penso che possiamo fare…>>

<<No, Clark…>> iniziò.

<<Penso che possiamo fare qualsiasi cosa. So che questa non è una storia d’amore convenzionale. So che ci sono mille ragioni per cui non dovrei nemmeno dare voce a quello che sto dicendo. Ma ti amo. Davvero. L’ho capito quando ho lasciato Patrick. E credo che anche tu mi ami un pochino.>> […]

Gli scostai i capelli dalle tempie, come se in qualche modo potessi alleggerirlo dal suo dolore e lui chinò la testa per toccare il palmo della mia mano rimanendo lì appoggiato.

Deglutì. <<Devo dirti una cosa.>>

<<Lo so>> sussurrai. <<So tutto.>>

Le labbra di Will si chiusero sulle sue parole. L’aria sembrò diventare immobile intorno a noi.

<<So della Svizzera. So…perché sono stata assunta con un contratto semestrale.>>

Sollevò la testa dalla mia mano. Guardò me, poi guardò il cielo. Le sue spalle si curvarono.

<<So tutto. Lo so da mesi. E Will, ti prego, ascoltami…>> Gli presi la mano destra e me la misi sul petto. <<So che possiamo farlo. So che non è come avresti voluto, ma so di poterti rendere felice. E tutto quello che posso dire è che tu…tu fai di me una persona che non potrei nemmeno immaginare di essere. Mi rendi felice anche quando sei intrattabile. Preferisco stare con te, anche quella versione di te che tu consideri menomata, piuttosto che con chiunque altro al mondo.>>

Sentii le sue dita stringersi per un attimo intorno alle mie, e questo mi diede coraggio.

«Se pensi che sia troppo fuori luogo che io continui a lavorare da te, cercherò un posto da qualche altra parte. Volevo dirtelo, ho fatto domanda per un corso all’università. Ho fatto un sacco di ricerche su Internet, ho parlato con altri tetraplegici e i loro assistenti, e ho imparato così tanto, ho imparato tantissimo su come far funzionare le cose. Così posso fare altro e stare con te. Vedi? Ho pensato a tutto, cercato informazioni su tutto. È così che sono ora. È colpa tua. Sei tu che mi hai cambiato.» Abbozzai un sorriso. «Mi hai trasformato in mia sorella, ma con più gusto nel vestirsi.»

Aveva chiuso gli occhi. Misi entrambe le mani intorno alle sue, le portai alle labbra e gli baciai le nocche. Sentii la sua pelle contro la mia, e capii, come non avevo mai capito nient’altro, che non potevo lasciarlo andare.

«Che ne dici?» sussurrai.

Avrei potuto guardare nei suoi occhi per sempre.

Lo disse così piano che per un istante non fui sicura di averlo sentito bene…

Scegliere è sempre difficile, perché le scelte, soprattutto se significative, possono cambiarci la vita. Prima di fare una scelta è importante soffermarsi a riflettere bene, perché ogni scelta comporta inevitabilmente delle conseguenze, dal momento che quelle decisioni che si prendono in pochi secondi poi si scontano per tutta la vita. E anche se ci sarà sempre qualcuno che non comprenderà una nostra scelta, bisogna ricordare che spesso quelle giuste vengono dall’esperienza e qualche volta l’esperienza viene dalle scelte sbagliate.

Ad ogni essere umano è stata donata una grande virtù: la capacità di scegliere. E chi non la utilizza la trasforma in una maledizione e altri sceglieranno per lui.

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