L’ amore tormentato

Gabriel Garcia Marquez, L’amore ai tempi del colera

(a cura di Laura Piazzolla, 2^A/Tur)

(Un amore romantico e infinito, capace di pazientare, con fede incontrollabile, per <<cinquantatré anni, sette mesi, undici giorni, notti comprese>>. Tanto, infatti, deve aspettare Florentino Ariza, poeta e proprietario della compagnia fluviale del Caribe, prima di poter finalmente vedere realizzato il suo sogno con Fermina Daza, la più bella ragazza della Colombia. La cronaca di una lunga e fiduciosa attesa, di un desiderio che non si sopisce ma viene accresciuto dagli anni, superando tutti gli ostacoli. Una storia d’amore e di speranza con la quale per una volta, Gabriel Garcia Marquez racconta un’affascinante epopea di passione e ottimismo.)

Anni dopo, quando cercava di ricordare come fosse in realtà la ragazza idealizzata con l’alchimia della poesia, non riusciva a distinguerla dai tramonti lacerati di quei tempi. Anche quando la spiava senza essere visto, in quei giorni di ansia in cui aspettava la risposta alla sua prima lettera, la vedeva trasfigurata nel riverbero delle due del pomeriggio sotto la pioggerellina di fiori di mandorli, dov’era sempre aprile in qualsiasi tempo dell’anno. L’unico motivo per cui allora gli interessava accompagnare con il violino Lotario Thugut nel belvedere privilegiato del coro, era per vedere come ondeggiava la sua veste con la brezza dei cantici. […]

Fu quella l’epoca in cui cedette alle voglie di mangiarsi le gardenie che Tránsito Ariza coltivava negli angoli del patio, e in questo modo conobbe il sapore di Fermina Daza. Fu anche l’epoca in cui trovò per caso in un baule di sua madre un flacone da litro dell’acqua di colonia che vendevano di contrabbando i marinai della Hamburg American Lines e non resistette alla tentazione di assaggiarla in cerca di altri sapori della donna amata. Continuò a bere dal flacone fino all’alba, ubriacandosi di Fermina Daza con sorsi abrasivi. […]

Tránsito Ariza gli ricordò che i deboli non sarebbero mai entrati nel regno dell’amore che è un regno inclemente e meschino, e che le donne si concedono solo agli uomini di animo coraggioso perché infondono la sicurezza che tanto desiderano per affrontare la vita.

Si dice che di amore non si muore, ma se l’amore è tormentato di certo si sta male. È proprio quello che succede a Florentino Ariza, che a causa delle pene d’amore si abbandona all’alcol, ubriacandosi, secondo lui, della sua amata. Solo grazie al consiglio di sua madre Florentino Ariza capisce che non deve arrendersi, che deve essere forte e non disperarsi. Anche a ciascuno di noi potrebbe capitare di avere un amore non corrisposto o tormentato, tanto da starci male. In tal caso arrendersi e distruggersi non è la cosa più giusta da fare. Dobbiamo farci forza e andare avanti, il tempo penserà a rimettere a posto le cose e chissà…(La rosa ha le sue spine, e per questo è la rosa il fiore dell’amore. Arturo Graf, Ecce Homo, 1908)

Il peggior modo di sentire la mancanza di qualcuno è esserci seduto accanto e sapere che non l’avrai mai…

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