Jane Austen, Orgoglio e pregiudizio

“Orgoglio e pregiudizio” è il primo romanzo, e insieme il capolavoro, di Jane Austen. Fu pubblicato nel 1813, ma quando ne iniziò la stesura, la Austen aveva ventun anni e un’amica di famiglia l’aveva definita “la più graziosa, sciocca, leziosa farfalla in cerca di marito che sia dato incontrare”. Frivola e ironica, immersa nel mondo campagnolo e borghese cui apparteneva fatto di tè, balli, flirt della buona società e ridicoli incidenti della vita quotidiana, sapeva giocare su questi tenui motivi con una grazia e una profondità uniche. In “Orgoglio e pregiudizio”, raccontando la storia delle cinque sorelle Bennet e dei loro corteggiatori, evoca, con tocchi sobri e precisi, un incantevole e penetrante quadro della provincia inglese alla fine del Settecento.

CAPITOLO I

È cosa nota e universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di un solido patrimonio debba essere in cerca di moglie.

E benché poco sia dato sapere delle vere inclinazioni e dei proponimenti di chi per la prima volta venga a trovarsi in un ambiente sconosciuto, accade tuttavia che tale convinzione sia così saldamente radicata nelle menti dei suoi nuovi vicini da indurli a considerarlo fin da quel momento legittimo appannaggio dell’una o dell’altra delle loro figlie.

«Caro Mr Bennet,» disse un giorno una signora al marito, «sapete che Netherfield Park è finalmente affittato?»

Il signor Bennet rispose che non lo sapeva.

«Ma sì,» insistette lei. «Mrs Long è passata di qui, poco fa. È stata lei a raccontarmi tutto.»

Mr Bennet non fece commenti.

«Insomma, non volete sapere chi l’ha preso in affitto?» esclamò a questo punto sua moglie cominciando a perdere la calma.

«Visto che ci tenete a raccontarmelo non sarò io ad impedirvelo, cara.» Tanto bastò per incoraggiarla.

«Ecco, caro, vedete: Mrs Long sostiene che Netherfield è stato affittato ad un facoltoso giovanotto del Nord Inghilterra, che è arrivato su un tiro a quattro per vedere il posto lunedì scorso, e lo ha trovato di suo gusto tanto da concludere immediatamente l’affare col signor Morris; pare che intenda prendere possesso della proprietà per S. Michele ma ha dato ordine che parte della servitù sia già sistemata in casa entro la fine della settimana prossima.»

«Come si chiama?»

«Bingley.»

«Sposato o scapolo?»

«Oh, scapolo, caro, si intende. E ricco: quattro, cinque mila sterline all’anno di rendita. Che occasione per le nostre figlie !»

«Come? Che c’entrano loro?»

«Mr Bennet,» replicò sua moglie, «come si può essere così noiosi! È evidente che intendo dargliene una in moglie !» «È con le stesse intenzioni che Mr Bingley è venuto a stabilirsi qui?»

«Intenzioni! Che sciocchezze andate dicendo! Vi sono molte probabilità che gli succeda di innamorarsi di una delle nostre figlie, perciò bisogna che vi affrettiate a fargli visita non appena sarà arrivato.»

«Non vedo come. Potete andarci voi con le ragazze piuttosto, oppure mandare le ragazze da sole, anzi questa mi sembra senz’altro la soluzione migliore: siete graziosa quanto loro, e la scelta di Mr Bingley potrebbe cadere proprio su di voi.»

«Sono lusingata, mio caro. Certo ho avuto anch’io la mia parte di avvenenza, ma non mi illudo di essere ancora gran che. Quando una donna ha cinque figlie in età da marito, è meglio che rinunci a pensare al proprio aspetto.»

«Anche perché raramente ne vale la pena, in questi casi.»

«Comunque, è indispensabile che andiate a fare visita a Mr Bingley non appena si sarà stabilito in paese.»

«È più di quanto possa promettervi, credetemi.»

«Fatelo per le vostre figlie. Pensate che sistemazione sarebbe per una di loro. Sir William e Lady Lucas sono fermamente decisi ad andarci, e a quell’unico scopo, visto che come sapete, non è loro abitudine far visita ai nuovi vicini. Dovete andarci anche voi o sarà impossibile per noi andarlo a trovare.»

«I vostri scrupoli sono senz’altro eccessivi. Sono pronto a sostenere che Mr Bingley sarà felicissimo di vedervi; gli farete avere poche righe da parte mia con l’assicurazione del mio pieno consenso al suo matrimonio con una qualsiasi delle ragazze, quella che gli piacerà di più; anche se dovrò mettere una buona parola per la piccola Lizzy.»

«Voglio sperare che non farete una cosa simile. Lizzy non è affatto meglio delle altre; anzi, per quel che mi riguarda trovo che non abbia neanche la metà della grazia di Jane o del buon carattere di Lydia. Eppure è sempre lei quella che preferite.»

«Nessuna di loro è dotata di grandi qualità,» replicò Mr Bennet; «sono sciocche e ignoranti come tutte le ragazze; tuttavia Lizzy è un po’ più sveglia delle sue sorelle.»

«Mr Bennet, non capisco come si possa trattare a questo modo le proprie figlie. Provate gusto a tormentarmi. Non avete nessuna pietà dei miei poveri nervi.»

«Vi sbagliate, cara. Ho per i vostri nervi il massimo rispetto. Siamo vecchie conoscenze. Saranno almeno vent’anni che ve li sento nominare con riguardo.»

«Ah! Non avete idea delle mie sofferenze.»

«Ve ne libererete, mi auguro, e vivrete abbastanza a lungo da vedere il vicinato popolarsi di giovanotti con quattromila sterline l’anno di rendita.»

«Vengano pure in venti, non serviranno a nulla dal momento che voi non andrete a trovarli.»

«Non è detto, mia cara: quando saranno venti andrò a trovarli tutti.»

Mr Bennet era un tale singolare miscuglio di acutezza e di umorismo, di sarcasmo, di pudori e di capricci, che la consuetudine di ventitré anni di matrimonio non era bastata a sua moglie per comprenderne il carattere. La natura di quest’ultima era molto meno complessa. Era una donna di intelligenza modesta, di scarsa cultura e di carattere debole e incerto. Quando era scontenta si convinceva di essere nervosa. Scopo della sua vita era trovare marito alle figlie; i suoi svaghi le visite e le chiacchiere.

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