Cecelia Ahern, PS. I LOVE YOU

Holly e Gerry sono una di quelle coppie giovani e belle che vivono in simbiosi. Quando, all’improvviso, Gerry muore, Holly è devastata: vedova a soli ventinove anni, ha l’impressione che la sua vita non abbia più senso. È anche arrabbiata, si sente tradita, lui – suo marito, amante, miglior amico, la sua roccia – aveva promesso di non lasciarla mai, come può farcela da sola, ora? Ma Gerry non ha dimenticato, e trova il modo di farle avere una lettera ogni mese, con un messaggio per ritrovare la voglia di vivere e, soprattutto, con un dolcissimo “P.S. I love you” che spinge Holly, fra un pianto e un sorriso, ad aprirsi al domani. Perché la vita è fatta per essere vissuta, sempre…

PS. I LOVE YOU

1

Holly affondò il viso nel golf di cotone blu e il profumo familiare fu come uno schiaffo, un dolore insopportabile che le serrò lo stomaco e le lacerò il cuore. Aghi e spilli le trafissero la nuca e il nodo in gola minacciò di soffocarla. Fu sopraffatta dal panico. A parte il ronzio del frigorifero e il gemito dello scaldabagno, la casa era immersa nel silenzio. Sola! La bile le salì in gola e lei corse in bagno, dove cadde in ginocchio davanti alla tazza del water.

Gerry se n’era andato per sempre. Ecco come stavano le cose. Non avrebbe mai più passato le dita tra i suoi capelli setosi, mai più scambiato uno sguardo complice da una parte all’altra del tavolo a cena, non si sarebbe mai più fatta consolare dal suo abbraccio di ritorno dal lavoro, non avrebbe più condiviso il letto con lui, più aperto gli occhi al mattino svegliata dalla sua crisi di starnuti, mai più riso con lui fino ad avere mal di pancia, mai più litigato per chi doveva alzarsi a spegnere la luce della camera da letto. Le restavano solo i ricordi, tanti, e l’immagine del suo viso, che andava sbiadendo di giorno in giorno.

Avevano avuto un unico, semplicissimo progetto: restare insieme per tutta la vita, un progetto che i loro amici avevano reputato realizzabile. Erano due tipiche anime gemelle, ecco l’opinione generale. E invece un bel giorno il destino aveva subdolamente cambiato idea.

La fine era arrivata anche troppo presto. Dopo essersi lamentato per qualche giorno di un persistente mal di testa, Gerry aveva ascoltato il consiglio di Holly e si era fatto vedere dal medico. Era un mercoledì nell’intervallo di pranzo. Avevano pensato che si trattasse di stress o stanchezza, e si erano detti che alla peggio avrebbe avuto bisogno degli occhiali. Gerry era quasi scioccato all’idea di avere bisogno delle lenti. Ma si era preoccupato inutilmente, perché il problema non erano gli occhi: era il tumore che gli stava crescendo nel cervello.

Holly tirò lo sciacquone, rabbrividì per il freddo che saliva dal pavimento di piastrelle e si alzò in piedi tutta tremante. Gerry aveva trent’anni. Non era l’uomo più sano di questa terra, ma stava abbastanza bene per… be’, per vivere una vita normale. Quando aveva cominciato a stare veramente male, aveva scherzato coraggiosamente su come si era sempre comportato in modo coscienzioso, mentre invece avrebbe dovuto drogarsi, ubriacarsi, viaggiare molto di più, saltare giù dagli aeroplani facendosi la ceretta alle gambe… una lista quasi infinita. Oh, lui scherzava, ma Holly vedeva il rimpianto nei suoi occhi: il rimpianto per tutte le cose che non aveva mai trovato il tempo di fare, i luoghi che non aveva mai visto, il futuro e le esperienze che non avrebbe mai vissuto. Rimpiangeva anche la loro vita insieme? Holly sapeva che lui l’amava, ma forse Gerry adesso pensava di aver perso del tempo prezioso, con lei.

Tutt’a un tratto per Gerry la vecchiaia non era più stata una temuta ineluttabilità, ma qualcosa cui anelare. Da bravi giovani pieni di presunzione, non l’avevano mai considerata una conquista e una sfida: quanto volentieri avrebbero fatto a meno d’invecchiare, quando erano ancora entrambi sani!

Piangendo grosse lacrime salate, Holly fece il giro della casa. Aveva gli occhi rossi e doloranti, e la notte sembrava non finire mai. Non trovò sollievo in nessuna stanza: fissava i mobili, e in risposta riceveva solo un silenzio ostile. Si aspettava quasi che il divano le tendesse le braccia, ma persino quello la ignorò.

Gerry non sarebbe stato contento di lei, pensò. Respirò a fondo, si asciugò gli occhi e cercò di recuperare un po’ del suo abituale buon senso. Gerry non sarebbe stato per nulla contento.

Dopo un’intera notte di pianto, Holly aveva gli occhi pesti e gonfi. Come sempre in quelle ultime settimane, era caduta in un sonno agitato alle prime ore del mattino. Al risveglio si ritrovava distesa scomodissimamente su qualche pezzo d’arredamento. Quel giorno era toccato al divano, e fu la telefonata di qualcuno in pensiero per lei a scuoterla dal sonno. Probabilmente pensavano che dormisse tutto il tempo. Dov’erano le loro telefonate quando lei vagava irrequieta per casa come uno zombie, andando di stanza in stanza alla ricerca di… che cosa? Già: di che cosa?

“Pronto”, rispose assonnata. Aveva la voce roca per il pianto, ma da un pezzo ormai non si preoccupava più di fingersi coraggiosa a beneficio degli altri. Il suo migliore amico se n’era andato e nessuno voleva capire che non c’era cosmetico, aria fresca o shopping in grado di riempire il buco nel suo cuore.

 

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